Rubriche - VI PUNTATA Wednesday, August 23, 2006 (12:34:04)
Posted by B.2TB
Buon-giorno-oh-deliranti!
Finite le ferie? Speriamo vi abbiano giovato e rigenerato per affrontare una nuova stagione di lavoro, musica e naturalmente delirio sul nostro portale che sta per compiere un anno!
Come ogni anno si ricomincia con buone e cattive abitudini (noi ne abbiamo anche di pessime) e non ci vogliamo smentire quindi, riparte il nostro vagabondare per i locali d' Italia, ripartono topic e post selvaggi e ripartono i racconti che tante discussioni hanno suscitato.
Adesso Postylla la conoscete un pò di più (ammesso che la si possa davvero conoscere): non è cattiva come sembra, non è criptata come sembra, non è come sembra. A volte non è...
Diamo ufficialmente il bentornato a tutti coloro che ci seguono assiduamente da molto tempo e il benvenuto ai nuovi arrivati nella speranza che imparino ad affezionarsi al sito e alla band come già a tanti è successo.
SOGGETTIVITA’
Due puzzle
Continuo a chiedermi che ragioni ho per andare di là. Francesca bussa alla porta del bagno, chiede se va tutto bene. “Benissimo, mi cambio e arrivo!”. Finalmente accolta dai jeans e da una maglietta grigia come una figliola prodiga e scalza. Sono dimagrita. Guardo i miei piedi ossuti e le spalle un pò scavate. Alla lavatrice dovrebbe mancare giusto il tempo di un film, mi chiudo in bagno finchè non hanno scelto. Evito di farmi coinvolgere e di dover dare spiegazioni sui miei dvd.
Mi siedo per terra davanti alla lavatrice, mi ipnotizza. Bussano alla porta: ”Stai bene?”. No. Ma non è quel genere di star male che necessita del bagno. Rispondo: “Entra pure”. Entrato. Un vero gentiluomo che viene a rifugiarsi in bagno, con me e la sua camicia, per lasciare campo ai nostri giovani amici.
Si siede sul bordo della vasca e comincia a parlare. Ha addosso una delle mie t-shirt da concerto. Springsteen, SanSiro 2003: una reliquia. Ogni tanto allunga le braccia, apre e annusa i miei profumi, le mie creme, i miei saponi. Un commento per ogni cosa. Sicuramente nemmeno riesce a percepire la violazione della privacy che sta perpetrando a mio danno. La sua camicia gira nella mia lavatrice e lui si aggira nel mio universo olfattivo. Tanti dei profumi e delle creme mi servono per viaggi a ritroso. Naso pieno di memoria. A volte metto olio coppertone in pieno inverno per visualizzare onde, sole e calore. Per l’estate è facile, ma è l’odore della primavera che mi sfugge; mi servirebbe per proiettare le sere di maggio, quando rientravo in bicicletta dal lavoro. Le ore di straordinari allora erano un’occasione per girare in città mentre tutti erano già a cena e mi sembrava, nello strano suono della bicicletta sul porfido, di sentire rumori di piatti e posate dalle prime finestre aperte. Vago fra i miei pensieri e sorrido. Probabilmente lui crede che sia ubriaca, forse non sbaglia, ha un paio di frasi paternalistiche e uno sguardo morboso nelle intenzioni, ma scialbo e inefficacie quando arriva a destinazione. Cerca radici comuni rievocando l’ultimo anno di liceo, quando le nostre classi si trovavano nello stesso corridoio. “Già...”, non mi viene da dire altro.
Mentre cerco di ricostruire l’odore delle robinie in fiore, lui abbandona piani di approccio e comincia a parlarmi del suo matrimonio ormai prossimo. Non mi pongo più nemmeno il dilemma di assumere o meno un aria interessata o incuriosita. Sta parlando per se stesso e poco gli importa di un mio coinvolgimento che vada oltre il semplice cenno di assenso. Oggi è andato a scegliere le bomboniere per i testimoni(nella mia testa Antonella Ruggero mi urla “un brivido lungo la schiena!!!”). Continua noncurante “Ovviamente come testimoni ho scelto il mio migliore amico e mia sorella”. Tua sorella. Chiudo gli occhi e mi ricordo di lei una sera verso il tramonto. Cotte da una giornata sul lago, primi di giugno, i lidi finalmente aperti, dopo settimane di pioggia. Parlavamo di caramelle alla violetta, di città invisibili, di sogni sognanti. Parlavamo del nascondersi nei libri, della solitudine del lettore, il saggio di Franzen su Harper’s. La figura di Denise ne Le Correzioni. E lei tracciava dei cerchi intorno al mio ombelico con il suo anulare destro. Non so per quanto parlammo, non so quanti cerchi disegnò. Sorridevo con gli occhi socchiusi. Me ne andai che ormai era buio, mentre il turchese al suo anulare disegnava nuvole barocche davanti ai miei occhi e io mi sentivo leggera, pura e libera. Un onirico stato di grazia. Mi infilò una mano fra i capelli, sulla nuca. Li tirò forte e mi diede un bacio sulla fronte.
Sorridevo con gli occhi socchiusi. Una volta aperti non la vidi più. Tornai a casa e mi addormentai sopra le lenzuola con ancora il bikini addosso, tenendo una mano sull’ombelico e l’altra fra i capelli.
I miei pensieri si muovono in punta di piedi e la mia faccia deve essere una maschera di cera. Comincio a pensare di essere diventata l’imperturbabile destinatario delle sue insulse chiacchiere. “Ti va di venire a vedere la mia casa nuova? E’ proprio qua dietro! Francesca e Dario non hanno alcuna intenzione di guardare un film, tanto vale che facciamo due passi”. La prima idea che mi viene in mente è “andate pure, io sto qui a ipnotizzarmi con la centrifuga della lavatrice”, ma l’entusiasmo degli altri mi precede e mi seppellisce.
Entriamo in un lussuoso trilocale, freddo, essenziale, tecnologicamente inquietante. Lui magnifica il buon gusto e la classe della futura moglie: me la immagino come una specie di Martha Stewart, regina chic della casa. Nulla di aleatorio, nulla in attesa dell’evolversi del gusto delle persone che vi abiteranno: c’è già tutto quello che si può volere. Una casa così assomiglia terribilmente ad un omicidio premeditato. Visita guidata alle stanze, mobili di approvato buon gusto corrente, perfezione chirurgica. Bagno. Cucina. Sperticate lodi alla futura signora, racconto denso di pathos del loro incontro e del loro amore. L’amico annuisce partecipe. E’ una doccia fredda rendermi conto che siamo rimasti soli in camera da letto e lui sta tentando di baciarmi. Disgustata e sbalordita gli mordo un labbro e mi prendo della stronza, ma una volta di più non sarà certo quella che mi darà da pensare.”Dafne è proprio un nome da stronza” ribadisce. Gli dò un buffetto sulla guancia e me ne vado. Penso a sua sorella, da lei non sarei scappata; non una seconda volta. Torniamo a casa come se nulla fosse. Con incredibile noncuranza si è asciugato il sangue a lato della bocca. Gli amici fanno finta di niente. Gli ridò la camicia bagnata e mi riprendo il mio cimelio, poco m’importa se un dozzinale maschio fedifrago rischia la broncopolmonite; da malato sarà sicuramente meno dannoso.
Non voglio soddisfare il forte desiderio di Francesca di intavolare un discorso a base dei più turpi luoghi comuni sulla bestialità dei maschi. Coltivo imperterrita la convinzione che non siano tutti così. Coltivo convinzioni, porto al pascolo illusioni. Mi nutro dei loro frutti: tiepidi sogni. |